Le premesse che hanno portato alla Creazione del Santuario per i Mammiferi Marini PELAGOS, area che attualmente copre una superficie di 87.500 Kmq, vanno datate al finire degli anni ’80, momento in cui a seguito di attività di ricerca scientifica e di monitoraggio condotte da varie organizzazioni non governative venne identificata la notevole presenza di cetacei, con 8 specie regolarmente osservate, nel bacino ligure - corso – provenzale (specie marine protette di interesse conservazionistico elencate nella tabella UNEP-MAP-RAC/SPA 2001):
• balenottera comune (Balaenoptera physalus);
• capodoglio (Physeter catodon);
• stenella striata (Stenella coeruleoalba);
• tursiope (Tursiops truncatus);
• delfino comune (Delphinus delphis);
• zifio (Ziphius cavirostris);
• grampo (Grampus griseus);
• globicefalo (Globicephala melas).
A fronte dei rilevanti problemi di sopravvivenza di tale fauna pelagica, imputabili alle numerose catture accidentali di questi mammiferi nelle reti pelagiche derivanti (spadare) e agli alti livelli di contaminazione da organoclorurati osservati in alcune specie collegabili in un legame causale con l’imponente epizoosi da morbillivirus che nel 1992 colpì la popolazione di stenella, risultò evidente la carenza di efficaci strumenti di tutela delle specie in questione nell’alto mare mediterraneo, zona quasi totalmente coincidente con gli habitat critici delle stesse.
Un primo passo per una politica di tutela di queste specie fu intrapreso con i D.M. della Marina Mercantile del 18/07/90, del 22/05/91 e del 19/06/91 che istituirono una zona di tutela biologica ed il divieto di utilizzo delle reti derivanti nel tratto di mare compreso tra Punta Mesco (confine est ligure), Cap d’Antibes e Capo Corso; nello stesso periodo, analoghe considerazioni portarono alla proposta di istituzione di un’area marina protetta nella zona, concepita dall’Istituto Tethys e presentata nel Principato di Monaco nel marzo 1991 con il nome di “Progetto Pelagos”.
Due anni dopo, nel marzo 1993, su ispirazione di tale progetto, Italia, Francia e Principato di Monaco firmavano a Bruxelles una Dichiarazione congiunta finalizzata all’istituzione di un Santuario mediterraneo per i mammiferi marini, che pose le premesse per la realizzazione dell’Accordo Internazionale siglato nel novembre 1999 a Roma che dava vita al Santuario.
Il testo dell’Accordo prevede che nell’area del Santuario, nel rispetto delle legislazioni nazionali, comunitarie ed internazionali, i tre Paesi firmatari si impegnano a tutelare i mammiferi marini di ogni specie e i loro habitat, proteggendoli dagli impatti negativi diretti o indiretti delle attività umane.
In particolare l’Accordo prevede:
- l’intensificazione dell’attività contro l’inquinamento di qualsiasi origine che possa avere impatto sui mammiferi marini e sui loro habitat;
- la soppressione progressiva degli scarichi tossici derivanti da fonti a terra;
- il divieto di catture o turbative intenzionali dei mammiferi marini;
- la regolamentazione o divieto di competizioni a motore;
- l’adeguamento alla normativa comunitaria in materia di pesca;
- la regolamentazione delle attività turistiche di osservazione (whalewatching).
- Inoltre, vengono favoriti programmi di ricerca scientifica e campagne di sensibilizzazione presso i vari utenti del mare, in particolare per quanto riguarda la prevenzione.
Ai sensi degli artt. 18 e 19 dell’Accordo, che demandavano la sua entrata in vigore alla ratifica da parte dei Paesi firmatari ed il successivo deposito degli strumenti di ratifica presso il Paese depositario dell’Accordo, il Parlamento italiano, dopo la Francia e il Principato di Monaco, con la Legge 11 0ttobre 2001 n. 391 , ha formalmente recepito l’Accordo siglato il 25 novembre 1999 a Roma, consentendone l’entrata in vigore, avvenuta il 21 febbraio 2002.
Con tale atto normativo si è provveduto ad una specifica copertura finanziaria per:
- le attività di organizzazione e di coordinamento tra i Paesi firmatari;
- una dotazione di risorse finanziarie specificatamente mirate all’attuazione delle misure stabilite nell’Accordo;
- l’istituzione di un Comitato di Pilotaggio avente il compito di definire le misure nazionali e quelle da proporre nelle sedi internazionali;
E’ stato altresì stabilito il divieto, nelle acque territoriali italiane ricadenti nel Santuario, delle competizioni di imbarcazioni veloci a motore.
Nel 2001 Il Santuario divenne la prima area protetta ad essere inserita nella Lista ASPIM del Protocollo relativo alle Aree Specialmente Protette e alla Diversità Biologica della Convenzione di Barcellona, per quello che concerne gli ulteriori riconoscimenti internazionali, nella sessione di gennaio del GFCM (General Fisheries Commission for the Mediterranean) ad Istambul è stata presentata una mozione avente come oggetto la raccomandazione per tutti gli stati membri del GFCM di considerare propri percorsi e strumenti per implementare le misure di conservazione del Santuario Internazionale Pelagos.
Come ulteriore sviluppo c’è da segnalare inoltre che e’ stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 52 del 3 marzo 2006, la legge 8 febbraio 2006 n. 61 che prevede l’istituzione della Zona di Protezione Ecologica oltre il limite esterno delle acque territoriali.
Il provvedimento, che costituisce una parziale applicazione della Zona Economica Esclusiva prevista ai sensi della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del Mare di Montego Bay del 1982, che prevede che uno stato possa estendere la propria giurisdizione in mare aperto sino alla distanza di 200 miglia dalle linee di base o in mancanza di tale distanza, come nel caso del Mediterraneo, sino alla metà della distanza intercorrente con le linee di base degli stati prospicienti o che fronteggiano il paese.
La giurisdizione italiana ai soli fini della tutela ambientale, si estenderà pertanto sino alla linea che traccia l’esatta metà della distanza che la divide dalle linee di base dei paesi confinanti e frontalieri. Poichè anche la Francia ha già effettuato una simile dichiarazione, ne risulta che l’intera zona di mare all’interno del Santuario ricade nella giurisdizione italiana, francese e monegasca.
All’interno di questa Zona di Protezione Ecologica l’Italia potrà quindi esercitare la propria giurisdizione in materia di protezione e di preservazione dell’ambiente marino e del patrimonio archeologico e storico, conformemente a quanto previsto dalla convenzione di Montego Bay e dalla convenzione Unesco del 2001 sulla protezione del patrimonio culturale subacqueo.
Verranno pertanto applicate anche nei confronti delle navi battenti bandiera straniera e delle persone di nazionalità straniera, le norme del diritto italiano, del diritto dell’Unione Europea e dei trattati internazionali in vigore per l’Italia, in materia di repressione di tutti i tipi di inquinamento marino, e di protezione dei mammiferi, della biodiversità e del patrimonio archeologico e storico.
Il funzionamento e la messa a regime dell’Accordo del Santuario sono legati ad una politica volontaristica delle tre Parti. Ogni paese Parte all’Accordo è responsabile dell’applicazione dei termini dell’Accordo e quindi dell’applicazione della regolamentazione comune nel suo proprio spazio marittimo e sul suo litorale. Nello stesso spazio, ogni paese può applicare secondo la sua legislazione delle misure complementari di protezione nei confronti dei mammiferi marini. In attesa dell’entrata a regime della ZPE (Zona di Protezione Ecologica), nella parte del Santuario situato in alto mare, l’applicazione dell’Accordo ai paesi terzi si effettua solo nei limiti concessi dal diritto internazionale.
Alcune regolamentazioni internazionali si applicano anche all’insieme dei paesi mediterranei od europei od ancora ai firmatari di alcune convenzioni internazionali, come nel caso particolare degli Stati Parte alla Convenzione di Barcellona ed al suo protocollo relativo alle Aree Specialmente Protette ed alla Diversità Biologica nel Mediterraneo e ad ACCOBAMS.
Link
a) Limiti del Santuario dei Mammiferi Marini PELAGOS
b) Come nasce il Santuario dei Mammiferi Marini PELAGOS
c) Specie Protette - Mammiferi marini presenti nella zona del Santuario
d) Aree Marine Protette presenti nel Santuario dei Mammiferi Marini
e) Il piano di gestione
f) Organizzazione della Struttura gestionale
g) Comitato di Pilotaggio Nazionale